A proposito di eremiti...il vero odor di santità sa di capra e di ginestre

Pubblicato il 11/06/2014

Suor Chiara, ultima eremita-pastora del Cerbaiolo - Foto di Antonio Gregolin


Da un po' di tempo vedo in giro articoli e post a proposito di una nuova struttura ricettiva, che si pubblicizza come "Eremo Eco-Luxury , luogo ideale per "chi vede nell'essenzialità, nella calma e nella vera quiete le chiavi per ritrovare la pace interiore". Sarà.
Ma, se permettete, un vero eremo è un'altra cosa.

Non basta infatti essere difficilmente raggiungibile, magari in mezzo a un bosco.
Non basta proclamare l'assenza di telefono, tv e connessione wi-fi e non basta neanche che le stanze siano tutte singole, per far sì che un luogo si possa definire "eremo" a tutti gli effetti.

Per carità, tutto bellissimo, fin troppo (e lo si deduce anche dai costi del soggiorno, non certo frugale) : ma lasciamo stare la spiritualità, per favore.
Se Francesco d'Assisi tornasse a camminare fra noi, dubito si fermerebbe là.
Come invece si fermò nel 1216 a Cerbaiolo, decidendo di farne un luogo di preghiera per i suoi frati.


Ingresso all'Eremo del Cerbaiolo - Foto Antonio Gregolin


Ancora oggi da quelle parti è diffuso un detto che recita  "Chi ha visto La Verna e non Cerbaiolo, ha visto la mamma ma non il figliolo" .

Il piccolo complesso monastico, un nido d'aquila appollaiato sui contrafforti della Val Tiberina, nei pressi di Pieve Santo Stefano, si trova infatti sul percorso per il più noto eremo francescano, dove il santo era diretto. 

Francesco non fece altro che riconoscere la carica mistica del luogo, ereditata dalla tradizione dei benedettini, che fin dal 706 lo abitarono.

A Cerbaiolo si fermò in ritiro anche S.Antonio da Padova, per terminarvi la stesura dei "Sermones" che il Papa gli aveva chiesto di scrivere. 

Ritenendo il pur spartano eremitaggio ancora troppo "comodo", Antonio meditava in una capanna nel bosco sottostante, dove ora sorge una piccola cappella.



www.eremodicerbaiolo.it


Durante la seconda Guerra Mondiale, i tedeschi minarono la zona (che si trovava proprio sulla famosa "linea gotica") distruggendo le case coloniche nei dintorni e parte del convento, che fu così abbandonato.

Finchè  Suor Chiara, nata Maria Annunziata Balboni, trovò nelle rovine di Cerbaiolo la "casaccia" che andava cercando da tempo  per realizzare il suo sogno d'infanzia, ossia "vivere in un luogo solitario, ma non chiuso, senza altra regola che quella di amare il Signore in tutte le cose". 


Sostenuta dall'Istituto della "Piccola Fraternità Francescana di Santa Elisabetta" nella quale aveva preso i voti,  Chiara guidò il restauro del complesso, facendone la sua dimora sin dal 1966, quasi dieci anni prima della conclusione dei lavori. 






Io ho avuto la fortuna di trascorrere qualche giorno a Cerbaiolo alcuni anni fa, mentre stavo attraversando un periodo difficile e avevo bisogno di ritrovare la mia strada.
Uno dei miei cugini mi parlò del piccolo eremo e Chiara mi accolse, con il ruvido  calore romagnolo che le era proprio.

Per arrivare all'eremo era necessario lasciare l'auto a distanza e proseguire a piedi per un tratto in salita.

Ebbene, se mai ho avvertito l'odore della santità, era quello del profumo di ginestra, misto al vago sentore di capra che accoglieva i visitatori fin dal sentiero!

Quest'ultimo proveniva dalla "bambine" di Chiara, come lei chiamava le sue caprette compagne di vita insieme agli altri animali che scorrazzavano ovunque.




Suor Chiara del Cerbaiolo e i suoi animali- Foto Antonio Gregolin



Furono pochi giorni di primavera, nei quali ritrovai il senso delle cose, vivendo semplicemente.
Le celle erano spoglie di ogni decorazione superflua, ma dotate di quanto necessario. Il bagno in comune, in fondo al corridoio.

Più di tutto mi piaceva meditare nel bosco, presso la cappella di S.Antonio; oppure, immergermi nella lontananza del paesaggio, che si stendeva sotto lo strapiombo dell'eremo. 

    
Ero libera da costrizioni: potevo partecipare alla preghiera se lo desideravo, oppure no. E se ne sentivo il bisogno, Chiara era pronta all'ascolto, senza però mai imporsi.



Di lei colpivano l'essenzialità montanara, ma anche il saggio umorismo con cui parlava di se stessa e del suo rapporto con Dio.
In cambio, chiedeva solo un poco d'aiuto, questo sì: con il suo gregge di caprette o in cucina, il centro della sua accoglienza leggendaria.

Perchè Chiara era un eremita, ma non era mai sola. 

A chi bussava, non chiuse mai la porta dicendo " Aspetti, vado prima a pregare" ...







Chiara ha lasciato questa terra nel 2010, dopo quarant'anni di eremitaggio, e ora riposa nel piccolo cimitero del suo Cerbaiolo. 

Dopo di lei, il luogo è sprofondato in un abisso di polemiche sulla sua gestione, che lascio giudicare a chi ci andrà di persona.

Io preferisco ricordarlo con le parole che scrissi allora, prima di tornare "nel mondo" sul libro degli ospiti. 


Alto sull'orizzonte, appeso al cielo,
arde un cuore di pietra e biancospino.
Rupe di luce, di amore e di silenzio:
infine in te perdo memoria del mio nome 



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3 commenti

  1. Sono senza parole. Bellissimo questo tuo post cara Wanda, grazie di cuore per aver condiviso il tuo ricordo di questa donna speciale...

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    1. Cara Bettina, sei sempre troppo buona con me! Ma sono felice che la Luce di Chiara possa raggiungere anche chi non l'ha conosciuta.Buona giornata!

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  2. Elena Mariaagosto 27, 2017

    La luce di Chiara raggiunge il mondo intero: GRAZIE Chiara per il tuo profumo di santità francescana

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