Viaggio nell'intimità, con Angelo Orazio Pregoni

Pubblicato il 1/11/2014



I grandi viaggiatori del passato come Rudyard Kipling, conoscevano e ri- conoscevano il mondo anche attraverso gli odori e i profumi dei paesi che avevano visitato.
Lo stesso si potrebbe fare trasponendo il concetto di mappa olfattiva geografica al microcosmo costituito dall' essere umano, dove l'odore personale di ognuno è la caratteristica che rende unico un individuo fra tutti.
La nostra epoca però cerca di ridurre anche gli odori personali in categorie, attraverso una globalizzazione olfattiva snaturante, che si manifesta attraverso l'aggiunta massiccia di profumi artificiali sempre più aggressivi a saponi e detergenti vari. 

Questa pratica non solo copre il "pericoloso" odore personale, spersonalizzandoci, ma riduce anche la nostra naturale capacità di distinguere gli odori, rendendoci così assuefatti ai composti chimici.  
Perciò trovo molto interessante il lavoro di Angelo Orazio Pregoni, fondatore di O'Driu, originale outsider nel panorama della cosiddetta profumeria "artistica".


O'Driu, Angelo Orazio Pregoni


Nell'ambito della profumeria indipendente, Pregoni segue davvero un percorso di arte concettuale : fanno scalpore le sue provocatorie performance, in cui gli spettatori vengono invitati a partecipare, annusando mutande appena smesse da modelli e modelle nudi lì presenti.
Ancor più scandalo ha suscitato la recente presentazione della sua ultima fragranza d'autore, Peety, creata con l'intento di dare a tutti la possibilità di avere un profumo personalizzato, attraverso l'aggiunta alla formulazione base di ...alcune gocce della propria urina.




Apriti cielo! Ho letto recensioni e commenti inorriditi di celebri blogger e/o critici del profumo, che confessavano la propria riluttanza ad aggiungere alla pozione il vituperato liquido personale, esorcizzando il tutto con banali battute (la più trita, quella sul'odore dell'urina dopo un pasto a base di asparagi...). 

Il che la dice lunga sul tabù ancora legato alle escrezioni del corpo umano, viste come sozzure e non come uno dei prodotti di una meravigliosa reazione fisiologica e metabolica, paragonabile alla magìa di un processo alchemico!


Ho chiesto quindi ad Angelo Pregoni di accompagnarci in questo suo peculiare viaggio nell'intimità dell'essere umano, rispondendo ad alcune domande.

Come è iniziato il tuo "viaggio" nell'arte del profumo?
Non lo so! Per coincidenze, casualità… Stavo scrivendo un racconto sul vino quando mi resi conto di non sapere nulla sulla materia. Avevo diciassette anni e decisi di seguire un corso per diventare “degustatore di vini”. Da lì, cambiò tutto. Ma come divenni Naso e
Profumiere proprio non saprei dirlo. Era il mio destino, ma non era il mio sogno.

Come avviene il "viaggio" nell'intimità di una persona per la quale devi comporre una fragranza personalizzata? Ti è mai accaduto di non riuscire a centrare la vera  "essenza" di un committente?
Non mi è mai accaduto di “sbagliare” la fragranza. Questo perché il viaggio nell’intimità di un’altra persona non è mai il mio viaggio, è sempre il suo, con me. Io ho un rapporto maieutico con i miei clienti, in realtà traduco in odori i loro più nascosti “ambienti”dell’animo. Il profumo su misura è una sorta di lotta che svolgiamo insieme lungo i sentieri paralleli del guaritore e dell’artista per risolvere il passato e completare il futuro.



Come è nata l'ispirazione che ti ha portato a creare Peety? Perchè, volendo creare una fragranza universalmente soggettiva, hai scelto come agente fondamentale l'urina: non era già sufficiente la differenziazione che scaturisce dalla diversa reazione chimica dei profumi sulla pelle di ognuno? 

Peety è un duplice percorso, da un lato è un esempio di profumeria moderna, nasce grazie a continui studi in laboratorio evitando ogni luogo comune per accedere ad un nuovo progetto di profumeria; dall’altro lato Peety rappresenta un traguardo artistico, forse il primo vero traguardo d’arte nella storia di un profumo. 
Sì, perché bisogna negare fermamente l’idea che ogni profumo sia un derivato dell’arte, a volte potrebbe essere un prodotto artigianale, ma non molto di più. Spesso la fragranza è un esempio puerile e didascalico per rappresentare saccentemente la realtà. 

Non cambierebbe neanche se si descrivesse una “concretezza artistica” di altri: se pensassi ad una natura morta del Caravaggio e dal tentativo di riprodurre gli odori di quella scena ne scaturisse un profumo, questo non sarebbe comunque un lavoro artistico, ma un’infantile esigenza di illustrare l’arte e non di comprenderla. 

O'Driu


Lo scenario attuale della profumeria presenta inoltre fragranze che derivano da un’ispirazione dettata dall’uso di alcune materie prime. Tutti elaborano dunque un profumo a base di oud, o di tuberosa o di qualsiasi altro ingrediente di moda. Moda che peraltro è suggerita dall’industria che produce le “plastiche” che copiano la realtà. Quindi se l’industria avesse prodotto l’aroma di oud, questo diventerebbe di moda e a maggior ragione lo sarebbe perché percepito come puro lusso, visto che la vera materia prima naturale avrebbe costi proibitivi.

La moda non nasce dunque da un’esigenza o da un gusto, bensì dall’industria. Se tentassi di essere alla moda sarei uguale a tanti altri e finirei in un calderone di marketing e commercio e non potrei minimamente fare arte. 
Sarebbe come se un pittore decidesse di dipingere un quadro rosso perché l’industria ha prodotto una particolare sfumatura di quel rosso, e come lui tutti gli altri pittori facessero quadri rossi. 
Quindi il mondo dei “Nasi” è una finzione artistica, non c’è arte e non c’è la benché minima conoscenza dell’arte contemporanea tra i miei colleghi. 

Inoltre i profumi sono pieni di “fissatori”, anzi alcuni contengono solo sostanze che avrebbero dovuto svolgere il ruolo di fissare le essenze sulla pelle. Questo impedisce qualsiasi evoluzione ai profumi; è una leggenda metropolitana che gli attuali profumi evolvano sulla pelle di cadauno: possiamo ammettere piccole differenze date dalla sovrapposizione di altri odori quali il fumo di una sigaretta o un ristorante cinese per pranzo! Nulla di più. 
A questo punto decifra tu, quale impatto possa avere l’ingrediente “urina” nel mondo dell’industria profumiera. Vale di più la propria urina o l’oud di plastica? Peety è un profumo personale… L’arte contemporanea è una percezione soggettiva, non è una comunicazione per le masse, e anche Peety, nella sua personalizzazione si sottrae dal mass- market pur essendo carico di valenze pop.  



Osservando le cronache delle tue performance artistico- olfattive, ho come la sensazione che siano in fondo solo diverse rappresentazioni di un tuo personale viaggio di ritorno all'infanzia: cosa ne pensi, sei d'accordo? 

Non è proprio così! Cerco di superare alcuni tabù, e regredire sino all’infanzia potrebbe essere una conseguenza logica per avere un nuovo imprinting. In realtà uso il nudo solo per suggerire come la vista riesca a superare i valori etici o morali con estrema velocità.
Esercizio che deriva dalla cultura sociale attuale. 

Ma il naso, ossia l’olfatto, non è in grado di essere disancorato così rapidamente dai suoi pre-giudizi morali, frutto di una sub-cultura di ciò che è buono o cattivo, e quindi odorare una mutanda appena dismessa da un uomo o da una donna, e sulla quale ho sviluppato altri odori, crea un certo conflitto interiore… 
Non voglio addentrarmi su quale sia la natura di tale rapporto tra cervello, naso e mutanda ma, filosoficamente, quanto ha a che fare con l’etica ha a che fare con l’estetica, o almeno questo è stato l’input della storia dell’arte decretata dal sacro e del “concetto del bello in senso artistico”. 

Persino il mondo orientale non disgiunge l’etica dall’estetica, ma al contrario ne ribalta la genesi, è dall’estetica che infatti nasce l’etica. 
Quindi sto palesando che l’arte non sia solo retinale (concetto che il dadaismo aveva già definito con l’anti-arte) e che il naso possa essere un veicolo per raggiungere l’arte. Un percorso artistico che nessun artista ha mai proposto, dove il naso è assoluto protagonista e dove l’obiettivo è centrato con estrema semplicità e tanta forza.

O'Driu

  
Fra le tue composizioni, ce n'è qualcuna espressamente ispirata ad un viaggio geografico e se si ce la descrivi?
Nessuna. Ma posso dirti che Laltrove (1001 e 1002) parla di un’assenza. Ossia è il profumo che rimane di una persona quando questa non c’è più, perché per l'appunto è altrove.
Laltrove è dunque un meta-profumo, il ricordo fossile (ma olfattivo ed evanescente) di qualcuno. 

Come ti influenzano i viaggi in rapporto alla creazione di un profumo, a prescindere dagli ovvi riferimenti alla provenienza esotica di alcune materie prime?

In nessun modo! Mi emoziono ogni volta che ho esperienze olfattive nuove derivanti da un luogo o dalla gente di quel luogo. Ma non mi interessa riprodurle. Una delle esperienze più forti la ebbi a Buenos Aires! Perché continuavo a sentire l’odore della carne alla brace ovunque persino sui miei vestiti e sulla mia pelle! Forse era più un’idea che un odore vero, ma mi perseguitava. Mai pensato però di farne un profumo. 

Più interessante è capire che in quel luogo, ogni profumo avrà sentori olfattivi aggiunti da usi e costumi! Questo sarebbe imprescindibile nel pensare un profumo dedicato a un luogo. Persino quando composi Labrazo, per elaborare con l’odore il concetto a priori dell’arte di Ugo Attardi, non descrissi gli ambienti milongueri dei suoi lavori, ma l’essenza di quei posti di Tango rielaborati dalla mia sensibilità e non dal ricordo. Un abbraccio e non qualsiasi abbraccio. 




Quali paesi ami particolarmente e quali vorresti visitare e perchè?
Amo i paesi che non esistono! Quelli delle fiabe… E ancora mi domando che cosa avranno fatto nella vita, tutti quei bambini rapiti dal Pifferaio Magico!

La risposta ad una domanda che nessuno ha mai osato rivolgerti, ma che vorresti ti venisse fatta ?

La domanda è: “Cosa pensi di chi parla di profumeria di nicchia, come se fosse un fenomeno culturale per pochi eletti?”
La risposta è: “Penso che abbia un cervello di nicchia! O meglio penso che abbia un cervello in cui ogni forma di intelligenza nicchi a palesarsi!” 




Personalmente, ho provato Peety sia da solo che con l'aggiunta delle famose gocce di urina: devo dire che la cosa mi ha emozionato, come se stessi per compiere una specie di incantesimo, il cui risultato è stato sorprendente!

Lascio agli esperti la valutazione tecnica della fragranza: descriverò solo le parole e le immagini che mi ha suscitato, annusandola in momenti successivi.
Appena messo sulla pelle, Peety da solo mi è apparso sfarzoso, riportandomi alla memoria i bagliori di una gonna ricamata a specchietti, sprigionati dall' incedere di una donna indiana, nell'atrio di un hotel a Jaipur.

Rajathan, India


Più tardi, si è trasformato nel raffinato profumo di una donna "anni '30", mentre alla fine mi ha suggerito l'impronta dei profumi mescolati di due amanti, rimasta in un'unica nota nel letto disfatto, al mattino.

La versione "personalizzata" invece, pur se ugualmente complessa, è partita però più gentile e speziata e, scaldandosi, è diventata un autentico chypre,  poi sfumato nel sentore di un giardino estivo estenuato dal sole...

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